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Salute del pavimento pelvico, QoL e formazione: l’intervista alla dott.ssa Gambina verso Uro Gyn Care L’Aquila 2026

Storie e protagonisti
salute pavimento pelvico

Dal 5 al 7 novembre 2026, L’Aquila ospiterà Uro Gyn Care, appuntamento organizzato da AIUG – Associazione Italiana di Urologia Ginecologica e del Pavimento Pelvico – presso il Palazzo dell’Emiciclo.

La giornata del 5 novembre sarà dedicata al tema “La QoL in uroginecologia: come, quando e perché valutarla”, mentre il 6 e 7 novembre si svolgerà il Corso Nazionale TOPP, momento di formazione e confronto dedicato ai professionisti che operano nell’ambito della salute pelvi-perineale.

In vista dell’appuntamento abbiamo scelto di approfondire alcuni dei temi che saranno al centro delle giornate dell’Aquila insieme alla Dott.ssa Berta Gambina, componente del Comitato Scientifico TOPP.

Un confronto che parte dalla sua esperienza professionale per affrontare il tema della consapevolezza sul pavimento pelvico, della qualità di vita, della prevenzione, della multidisciplinarietà e della formazione, arrivando anche al ruolo che le tecnologie possono assumere all’interno di percorsi costruiti sulle esigenze della singola paziente.

Dalla pratica professionale alla consapevolezza sul pavimento pelvico

Ben trovata Dottoressa Gambino, partiamo da lei: ci racconta brevemente il suo percorso professionale e di cosa si occupa oggi, in particolare nell’ambito della salute del pavimento pelvico?

Quarant’anni di professione vissuti e sviluppati in diversi ambiti dell’assistenza ostetrica ospedaliera, dalla sala parto al coordinamento ostetrico, fino all’attività ambulatoriale e alla riabilitazione del pavimento pelvico. Esperienze diverse, unite da un unico filo conduttore: accompagnare la donna nei momenti più significativi della sua vita, con competenza clinica, ascolto e attenzione alla persona. Nel tempo, la formazione continua e l’evoluzione delle conoscenze scientifiche hanno arricchito il mio approccio professionale, ampliando la visione del ruolo dell’ostetrica nella prevenzione, nella cura e nella promozione della qualità di vita femminile.

Negli ultimi anni si parla molto più frequentemente di pavimento pelvico. Dal suo punto di vista, è realmente aumentata la consapevolezza delle donne oppure esistono ancora sintomi e problematiche che vengono troppo spesso normalizzati?

Oggi le donne hanno maggiori possibilità di informarsi, accedere a percorsi specialistici e riconoscere l’importanza della prevenzione. Tuttavia, una maggiore disponibilità di informazioni non corrisponde necessariamente a una piena consapevolezza dei propri bisogni di salute. Incontinenza urinaria, dolore pelvico, dispareunia, secchezza vaginale e disfunzioni del pavimento pelvico sono ancora problematiche che molte donne tendono a considerare inevitabili conseguenze del parto, dell’invecchiamento o della menopausa.

Il rischio è che ciò che è frequente venga percepito come normale e che ciò che è normale venga erroneamente considerato inevitabile. È proprio qui che il ruolo dell’ostetrica assume un valore fondamentale: intercettare precocemente i sintomi, favorire il dialogo, promuovere una corretta informazione e accompagnare la donna verso percorsi appropriati di prevenzione e cura. la sfida non è soltanto aumentare la consapevolezza delle donne, ma creare le condizioni affinché possano parlare dei propri disturbi senza imbarazzo perché la qualità di vita femminile non deve essere considerata un privilegio, ma una componente essenziale della salute.

Qualità di vita, prevenzione e presa in carico

La salute del pavimento pelvico non riguarda soltanto la presenza o l’assenza di un determinato sintomo. Alcune problematiche possono avere ripercussioni sulla quotidianità e sul benessere della persona, rendendo importante una valutazione che consideri il quadro nel suo insieme.

Il 5 novembre Uro Gyn Care dedicherà una giornata alla qualità di vita in uroginecologia. Quanto è importante, nella valutazione di una paziente, considerare non soltanto il sintomo ma anche l’impatto che questo può avere sulla quotidianità e sul benessere della persona?

Valutare una paziente significa andare oltre il sintomo e comprenderne il reale impatto sulla sua quotidianità, sulla sua autonomia, sulla vita relazionale e sulla sfera intima ed emotiva. Un’incontinenza urinaria, un dolore pelvico o una difficoltà nei rapporti sessuali non sono soltanto manifestazioni cliniche da classificare, ma esperienze che possono condizionare le scelte quotidiane, limitare l’attività fisica, modificare le relazioni affettive e compromettere la percezione di sé.

Due donne con lo stesso sintomo possono vivere situazioni profondamente diverse, perché differenti sono le loro aspettative, le risorse personali, il contesto familiare e il significato che attribuiscono al disturbo. Per questo ritengo fondamentale integrare la valutazione clinica con l’ascolto, l’anamnesi mirata e strumenti validati per misurare la qualità di vita e l’impatto dei sintomi.

Il ruolo dell’ostetrica è proprio questo: riconoscere la persona oltre la patologia, favorire un rapporto di fiducia e contribuire a un percorso assistenziale che non punti esclusivamente alla riduzione del sintomo, ma al recupero della funzione, dell’autonomia e del benessere globale.

Quando si parla di salute del pavimento pelvico, la presa in carico può coinvolgere professionalità differenti. Qual è oggi il ruolo dell’ostetrica all’interno di questo percorso e quanto conta il confronto multidisciplinare?

La collaborazione tra ostetrica, ginecologo, fisioterapista specializzato nel pavimento pelvico, urologo, proctologo e, quando necessario, professionisti della sessuologia e del supporto psicologico permette di integrare punti di vista diversi e costruire un percorso assistenziale coerente.

Multidisciplinarietà non significa semplicemente inviare la paziente da uno specialista all’altro, ma condividere obiettivi, informazioni cliniche pertinenti e strategie terapeutiche, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità di ciascun professionista. La multidisciplinarietà funziona quando ogni professionista porta la propria competenza, ma tutti condividono lo stesso obiettivo: non curare soltanto una disfunzione, ma prendersi cura della donna nella sua globalità.

Quanto è importante lavorare anche in ottica preventiva? E su quali aspetti legati al pavimento pelvico ritiene ci sia ancora maggiore bisogno di informazione e sensibilizzazione?

Ritengo che la prevenzione sia uno degli aspetti più importanti della salute femminile e che debba iniziare molto prima della comparsa dei sintomi. Non possiamo limitarci a intervenire quando una disfunzione si è già manifestata: dobbiamo educare, informare e accompagnare la donna nelle diverse fasi della vita, dalla gravidanza al puerperio, dall’età fertile alla menopausa.

Gli ambiti nei quali, a mio avviso, è ancora necessario investire maggiormente in informazione e sensibilizzazione sono diversi. Penso soprattutto alla prevenzione dei traumi perineali durante il parto, al recupero funzionale nel post-partum, alla gestione dell’incontinenza urinaria, alla prevenzione e al riconoscimento del prolasso e all’importanza di non sottovalutare il dolore pelvico e le difficoltà nei rapporti sessuali.

TOPP: formazione e confronto tra professionisti

Formazione e condivisione delle competenze rappresentano un altro elemento centrale quando si parla di salute pelvi-perineale. La Dott.ssa Gambina fa parte del Comitato Scientifico TOPP – Team Ostetriche Pavimento Pelvico, il gruppo scientifico nato all’interno di AIUG e dedicato alle professioniste e ai professionisti che operano in questo ambito.

Lei fa parte del Comitato Scientifico TOPP. Quali sono oggi, secondo lei, le principali esigenze formative e professionali per chi lavora nell’ambito della salute del pavimento pelvico?

Far parte del Comitato Scientifico TOPP rappresenta per me un’opportunità per contribuire alla crescita culturale e professionale di un ambito della salute femminile che richiede competenze sempre più specifiche, aggiornamento continuo e una forte integrazione tra le diverse professionalità.

Il TOPP è un gruppo scientifico che racchiude alte professionalità e competenze supervisionato dalla Dott.ssa Antonella Cavalieri e dal Dott. Gian Luca Bracco, responsabili del Gruppo Scientifico, che svolgono un ruolo fondamentale nel garantire il rigore metodologico, la qualità scientifica e l’orientamento strategico delle attività, favorendo il confronto interdisciplinare e la valorizzazione delle competenze dei professionisti coinvolti con una formazione specialistica, strutturata e basata sulle evidenze scientifiche e producendo nuovi documenti nella prevenzione, nella valutazione funzionale e nella gestione delle disfunzioni del pavimento pelvico.

Chi si occupa di salute pelvica deve saper riconoscere non soltanto la disfunzione, ma anche il suo impatto sulla qualità di vita, sulla sessualità, sull’autonomia e sul benessere psicologico della donna. È fondamentale che ostetriche, fisioterapisti specializzati, ginecologi, urologi, proctologi e altri professionisti coinvolti possano confrontarsi, condividere conoscenze e costruire percorsi assistenziali coordinati, nel rispetto delle rispettive competenze.

Il 6 e 7 novembre si terrà a L’Aquila il Corso Nazionale TOPP. Qual è il valore di un appuntamento di questo tipo e cosa può lasciare concretamente ai professionisti che vi partecipano?

Il Corso Nazionale TOPP, in programma il 6 e 7 novembre a L’Aquila, rappresenta un’importante occasione di aggiornamento scientifico, confronto professionale e condivisione di esperienze per tutti coloro che si occupano della salute del pavimento pelvico. Credo che il valore di un appuntamento di questo tipo vada oltre la semplice acquisizione di nuove conoscenze.

Significa creare uno spazio in cui professionisti con competenze ed esperienze differenti possano confrontarsi, discutere approcci clinici, approfondire le evidenze scientifiche e riflettere sulle esigenze assistenziali delle donne. In un ambito in continua evoluzione, è fondamentale poter integrare la ricerca con l’esperienza clinica, valutare criticamente le innovazioni e individuare strategie realmente utili nella pratica quotidiana. La formazione deve aiutarci non soltanto a conoscere nuove tecniche, ma anche a comprendere quando siano appropriate, per quali pazienti e con quali obiettivi.

Vagy Combi e tecnologia nei percorsi dedicati al pavimento pelvico

Accanto alle competenze del professionista, anche la tecnologia può rappresentare uno degli strumenti disponibili all’interno di un percorso personalizzato. Nella sua pratica professionale, la Dott.ssa Gambina utilizza anche Vagy Combi, tecnologia TQH dedicata alla riabilitazione pelvi-perineale.

Nella sua pratica professionale utilizza anche Vagy Combi. In quali tipologie di percorso lo integra più frequentemente e con quali obiettivi?

L’utilizzo di Vagy Combi si inserisce all’interno di percorsi di riabilitazione del pavimento pelvico costruiti sulle esigenze della singola donna e preceduti da un’attenta valutazione clinica e funzionale. Lo considero uno strumento che può integrare il trattamento riabilitativo in situazioni selezionate, in particolare nei percorsi dedicati alle disfunzioni del pavimento pelvico, ai disturbi della continenza e alle alterazioni della funzione muscolare, quando le caratteristiche della paziente ne indicano l’appropriatezza. Gli obiettivi sono favorire il recupero funzionale, migliorare la consapevolezza e il controllo della muscolatura perineale e contribuire, quando possibile, alla riduzione dei sintomi e al miglioramento della qualità di vita.

È importante, tuttavia, ricordare che non esiste un trattamento uguale per tutte. In presenza di dolore pelvico, ipertono o difficoltà nel rilassamento muscolare, per esempio, l’approccio deve essere attentamente personalizzato. Per questo ritengo fondamentale che la tecnologia non sostituisca la valutazione professionale, ma sia integrata in un progetto riabilitativo che comprenda educazione, esercizio terapeutico e monitoraggio dei risultati. Il valore di uno strumento come Vagy Combi non risiede nella tecnologia in sé, ma nella capacità del professionista di utilizzarlo in modo appropriato, con obiettivi chiari e in funzione dei bisogni reali della donna.

Il futuro della salute del pavimento pelvico

Competenze professionali, formazione, multidisciplinarietà e strumenti tecnologici stanno contribuendo all’evoluzione di un settore nel quale la personalizzazione del percorso assume un ruolo sempre più centrale. Abbiamo quindi scelto di chiudere il nostro confronto guardando oltre l’appuntamento dell’Aquila.

Guardando ai prossimi anni, quali evoluzioni si aspetta nella presa in carico del pavimento pelvico, sia dal punto di vista delle competenze professionali sia dell’integrazione delle tecnologie?

Mi aspetto un’evoluzione verso una presa in carico sempre più personalizzata, integrata e basata sulle evidenze scientifiche. Credo che nei prossimi anni sarà fondamentale superare una visione limitata al singolo disturbo, per considerare la salute del pavimento pelvico come parte integrante del benessere globale della donna, in tutte le fasi della vita. Dal punto di vista professionale, ritengo prioritario investire in una formazione specialistica continua, che permetta di consolidare le competenze cliniche, migliorare la capacità di valutazione e sviluppare una maggiore integrazione tra ostetriche, fisioterapisti, ginecologi, urologi, proctologi e altri professionisti coinvolti. Per quanto riguarda le tecnologie, mi aspetto strumenti sempre più evoluti a supporto della valutazione e della riabilitazione, con possibilità di monitoraggio dei progressi e di adattamento degli interventi alle caratteristiche della paziente.

Tuttavia, l’innovazione dovrà procedere di pari passo con la ricerca scientifica, la verifica dell’efficacia e l’appropriatezza clinica. La vera evoluzione, a mio avviso, sarà proprio la capacità di integrare tecnologia e competenza professionale senza perdere di vista la relazione di cura. Dopo quarant’anni di professione ostetrica, guardo al futuro con la convinzione che abbiamo ancora molto da costruire, soprattutto sul piano della prevenzione, dell’accessibilità ai servizi e della consapevolezza della salute pelvica. Il futuro non sarà semplicemente fatto di tecnologie più avanzate, ma di professionisti più preparati, percorsi più integrati e donne sempre più protagoniste delle proprie scelte di salute. È questa, per me, la direzione verso cui dobbiamo continuare a lavorare.

Dottoressa Gambina, grazie per questo confronto. Le sue parole ci offrono un punto di vista concreto sui temi che saranno al centro anche di Uro Gyn Care L’Aquila 2026 e del Corso Nazionale TOPP, in programma dal 5 al 7 novembre.

La salute del pavimento pelvico richiede oggi uno sguardo sempre più ampio: non soltanto sul sintomo, ma sulla persona, sulla sua qualità di vita e sulle esigenze che possono cambiare nel corso del tempo.

Formazione continua, prevenzione, collaborazione tra professionisti e capacità di integrare strumenti differenti all’interno di percorsi personalizzati rappresentano alcuni degli elementi che stanno contribuendo all’evoluzione del settore.

Un appuntamento – quello di Uro Gyn Care – nel quale esperienza clinica, aggiornamento e condivisione professionale si incontrano con l’obiettivo di continuare a sviluppare una cultura sempre più consapevole della salute del pavimento pelvico.

Top Quality Health sarà presente a L’Aquila con un proprio corner espositivo, portando all’interno dell’evento le tecnologie e le soluzioni dedicate alla riabilitazione del pavimento pelvico. Sarà un’occasione per incontrare da vicino i professionisti del settore, approfondire le possibilità di integrazione della tecnologia nei percorsi riabilitativi e confrontarsi sulle esigenze che emergono quotidianamente nella pratica clinica.

Una presenza che si inserisce pienamente nel percorso di TQH: sviluppare soluzioni dedicate ai professionisti e mantenere un dialogo costante con chi opera ogni giorno nell’ambito della salute del pavimento pelvico.

Per maggiori informazioni su Uro Gyn Care L’Aquila 2026, CLICCA QUI

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